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Vai al paragrafo: Introduzione - I problemi di un sequel - I mondi - I personaggi - Il gameplay - I nemici - Alcuni problemi del gioco - Il sonoro e la storia.
Seppure l’unione tra Disney e Squaresoft avesse, all’inizio, suscitato in tutti un po’ di scetticismo ora appare come una delle scelte più azzeccate. La Squaresoft è riuscita ad unire in modo ottimale due mondi che, all’apparenza, sembrano agli antipodi: i personaggi della famosa saga di Final Fantasy e quelli che popolano il mondo Disney. Anno 2002. Kingdom Hearts I esce. Ora, nel 2006, dopo aver visto approdare questo videogioco anche sul Gameboy Advance nel 2004, è uscito Kingdom Hearts II.
Subito il giocatore rimane estasiato alla vista dell’ottimo filmato iniziale in computergrafica realizzato. Un filmato che, tecnicamente, dovrebbe riassumere i principali avvenimenti di Kingdom Hearts I e Chain of Memories. Tre minuti, però, sono assolutamente troppo pochi per riassumere la storia, che tra l’altro possiede un certo spessore, e il giocatore, qualora non avesse giocato ai precedenti Kingdom Hearts, avrebbe parecchie difficoltà a seguire al trama.
Cerchiamo di vedere i problemi principali che nella maggior parte dei casi toccano un sequel. Molto spesso ci si ritrova un videogioco con ben poche differenze dal suo predecessore: stessi personaggi, stesse ambientazioni, stesso gameplay, stessi nemici… La maggior parte di questi videogiochi sembra appare dunque come una noiosa ripetizione.
Kingdom Hearts II ha dovuto affrontare gli stessi problemi che sono stati superati in modo alquanto ottimale.
Potendo contare sul vasto universo Disney creare nuovi mondi non si è rilevata una cosa complessa, seppure non mancano mondi già visti in precedenza. Non vedo sinceramente il motivo per una scelta del genere, ovvero riproporre mondi già visti, ma almeno si sono creati nuovi scenari (per la Città di Halloween si passa a quella del Natale, per Aladin si vede il Palazzo e delle Rovine nella sabbia, al Monte Olimpo l’avventura si svolge per la maggior parte negli inferi…).
Sicuramente il giocatore si ritroverà un po’ spiazzato all’inizio notando di non controllare il solito eroe Sora, bensì un ragazzo biondo perfettamente sconosciuto. Le azioni che si faranno con il ragazzino biondo sono, inoltre, piuttosto noiose: minigiochi che, seppur divertenti, alla lunga iniziano a stancare, battaglie non troppo impegnative (d’altronde è l’inizio del gioco) e un tutorial necessario a chi non ha mai giocato ma in parte superfluo per chi aveva già provato il primo Kingdom Hearts. Stiamo per familiarizzare con questo personaggio che ci ritroviamo nuovamente nei panni di Sora; inoltre non potremo mai più tornare ad usare il ragazzo biondo.
Allo stesso tempo vi sono nuovi personaggi che donano una boccata d’aria fresca. Tra questi si può nominare Gambadilegno; ma sicuramente i nuovi personaggi più importanti sono i restanti (visto che molti sono stati eliminati in Kingdom Hearts: Chain of Memories) membri dell’Organizzazione XIII, nonché Topolino che ricopre ora un ruolo maggiore.
Si può anche parlare dei compagni di squadra che avremo quando visiteremo determinati mondi: Jack Sparrow, Simba, Mulan, Auron, Tron. Allo stesso tempo rivedremo anche Aladin, La Bestia, Jack…
La Squaresoft ha sicuramente tentato di migliorare il gameplay del gioco, mantenendo allo stesso tempo le caratteristiche basilari del primo capitolo della saga. Le battaglie sono state rese più dinamiche tramite la possibilità di usare anche il tasto triangolo; il turbo, con il quale possiamo fonderci con uno o più dei personaggi; ed infine l’intelligenza artificiale del nemico è stata senza dubbio aumentata. Oltre a ciò è possibile usare magie e oggetti tramite la combinazione di tasti L1+cerchio/quadrato/croce/triangolo, esattamente come nel primo capitolo solo con uno “spazio libero” in più.
Il volo sulle Gummiship è stato completamente rivisto e riprogettato (basandosi anche su Kingdom Hearts: Final Mix, uscito solo in Giappone), tanto che ora sembra di essere in un episodio di Star Wars.
Tuttavia il lavoro sulle battaglie non è stato fatto in modo ottimale tanto che, come nel primo capitolo (seppure in maniera meno accentuata), si riescono a sconfiggere i nemici solo premendo ripetutamente X e attaccando normalmente.
Non sprecherò molte parole perché qua il lavoro fatto è ottimo. Oltre ad essersi aggiunti nuovi Heartless fanno ora ingresso nella scena una nuova serie di nemici: i Nessuno (Nobodies). Grazie poi alla possibilità di usare anche il tasto triangolo si potranno scaturire effetti molto interessanti sulla maggior parte dei nemici e, quindi, rendere più divertenti le battaglie. Inoltre, come già scritto prima, l’IA (Intelligenza Artificiale) è stata migliorata.
Devo però anche parlare di una enorme (almeno a mio avviso) pecca che questo videogioco presenta: la longevità. A differenza del suo predecessore ci si impiega, ora, a completare un mondo circa 2 ore. Bisogna però considerare che una buona mezz’ora è dovuta a scene cinematiche e un’altra ora a battaglie evitabili. Alla fine di concreto c’è poco.
Inoltre la storia è molto lineare e non vi sono praticamente missioni secondarie, se non i tornei al monte olimpo e i viaggi in Gummiship.
Il sonoro è uno dei migliori dei i diversi giochi per Playstation II. Si intona perfettamente con la situazione e non appare mai ripetitivo.
Anche un’altra cosa è da dire che, a mio parere, è fondamentale. La storia, che già aveva un forte spessore nei due capitoli precedenti, ha ora una maggiore importanza tanto che, soprattutto alla fine, si può assistere ad un colpo di scena dietro l’altro. I Diari di Ansem (che consiglio di leggere nell’apposita sezione, a meno che non vogliate evitare spoiler) spiegano poi ciò che seguendo solamente il gioco non si è riuscito a comprendere.